Mani, crimine e soccorso

Le mani sono una parte fondamentale del corpo. Lo diceva, anni fa, anche Zucchero nella sua canzone: “Con le mani sbucci le cipolle, te le senti addosso, sulla pelle, con le mani, se vuoi, puoi dire di sì”. Con le mani, tra l’altro, si attacca e ci si difende.

Per questo motivo, quando il soccorritore è chiamato a intervenire sulla scena del crimine, dovrebbe tenere presente che sulle mani della vittima potrebbero trovarsi tracce dell’aggressore (pelle, capelli, sangue). Lo stesso discorso, naturalmente, vale anche per le mani dell’aggressore (dato che il soccorritore, per sua natura, soccorre chi ha bisogno, a prescindere dal fatto che abbia offeso e subito).

Allo stesso modo sulle mani possono trovarsi ferite da offesa e da difesa. Impugnando, per esempio, un coltello per aggredire qualcuno, è facile che l’aggressore si sia ferito (soprattutto se il coltello non ha un’impugnatura adatta all’offesa, la mano, facilmente, scivola sulla lama). Quando ci si difende, si combatte per sopravvivere, è praticamente normale cercare di afferrare lo strumento con cui veniamo colpiti.

Molto di frequente sulle mani delle vittime che sono state aggredite con un coltello ci sono tagli inconfondibili (che, in un’aula di tribunale, valgono davvero molto).

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