Del chiamare l’ambulanza

Questo post è un po’ diverso dai soliti. In effetti è più che altro per i non addetti ai lavori. Quelli che, trovandosi in difficoltà, hanno bisogno di un’ambulanza. E mi perdonino gli addetti ai lavori che forse un po’ si annoieranno.

A Milano l’11 maggio, un sabato, tra le cinque e le sei passate del mattino Mada Kabobo ha potuto colpire a colpi di sbarra prima e di piccone poi (trovato incustodito o mal custodito in un cantiere) cinque persone, tre delle quali sono morte.

Indagare sul perché un uomo decida di fare un’azione simile è un po’ come cercare di centrare il jackpot alla lotteria. Di solito gesti di questo tipo sono da ricondurre a deliri allucinatori (difatti Kabobo ha già fatto sapere che “sente le voci”, cattive ovviamente).

A prescindere dal tipo di disagio psichiatrico che affligge l’immigrato (irregolare e, volendo, ci si potrebbe soffermare anche su questo fatto, ma non in questa sede) sta di fatto che nessuno ha chiamato le forze dell’ordine o un’ambulanza.

Ed è piuttosto bizzarro. Dato che chi fa il soccorritore spesso lamenta chiamate per situazioni che poco o nulla hanno a che fare con l’emergenza o con l’urgenza.

Probabilmente una campagna per educare tutti quanti all’uso corretto del numero di emergenza non sarebbe una brutta idea.

Nel caso si dovesse intervenire in strada con un allucinato (o con chiunque brandisca un piccone) è bene tenere presente che la scena del crimine è l’ultima delle preoccupazioni. L’allucinato vede e sente diversamente. Quindi, ovviamente, è bene considerare sempre la scena non sicura.

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