Ebola e l’informazione – Quanta ebola c’è?

A differenza del solito questo è un post sulla percezione della notizia. E sulla percezione della sicurezza. Lavorare in sicurezza è la prima regola di ogni protocollo 118. Per cui è utile sapere, forse, che di ebola non stanno morendo centinaia di migliaia di persone.

Utile sapere che sì, è contagiosa, parecchio. Ma è importante razionalizzare la notizia. Perché in questi casi è utile anche la comunicazione nell’emergenza. Sembra quasi che gli enti siano in ritardo rispetto a ciò che dicono radio e giornali.

Breve lezione di giornalismo: una notizia viene data perché è drammatica, oppure perché è curiosa o perché riguarda una persona particolare (un bimbo piccolo, una star della tv, un atleta).

Ebola fa parte delle notizie drammatiche: il modo in cui il virus uccide è terribile. Le foto (basta una veloce ricerca sull’Internet) fanno davvero effetto. Ebola ha in sé tutti gli ingredienti per essere una “notizia bomba”.

Una notizia bomba è quella che riempie i giornali. E succede che un caso o due casi, o anche 1000 casi diventino un’epidemia. Ma non lo è. Non è un’epidemia. Fortunatamente. Non ebola. Non adesso.

In Italia muoiono ogni anno circa 8000 persone per incidente domestico, ovvero perché scivolano sul sapone mentre sono nella doccia, oppure cascano dal quinto piano mentre puliscono le veneziane, o ancora restano fulminate dal vecchio frullatore della zia Pina.

In queste tre notizie non c’è niente di drammatico o curioso. E a meno che non riguardi una persona particolare, la notizia non c’è.

Fa strano, ma parlare di ebola dieci, cento, mille volte al giorno non moltiplica i casi. Si sta parlando degli stessi casi. Solo che ognuno dice la sua e il fatto assume proporzioni enormi.

Giusto, giustissimo, per chi lavora sulle ambulanze, essere preoccupati, informati e preparati. Ma ebola ammazza meno del fumo passivo, ammazza meno di una semplice influenza, ammazza meno della depressione.

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