Omicidio o incidente? Crimini nascosti

 

Omicidio o incidente? Omicidio.

Maurizio Pozzi. Omicidio o incidente? Per il medico legale è omicidio.

Determinare se la morte di una persona dipenda da omicidio o incidente può non essere semplice. E, soprattutto, può non essere immediato.

A Milano in un appartamento della zona Affori una signora ha chiamato il 118. Rincasando verso le 19.30 dice di aver trovato il marito a terra. Durante la telefonata la signora parla di “malore”.

L’ambulanza arriva in pochi minuti. L’uomo, Maurizio Pozzi, 69 anni, commerciante molto conosciuto nella zona, è riverso a terra e c’è molto sangue. Sul posto nessuno dei soccorritori sospetta niente.

Motivo per cui le forze dell’ordine non vengono avvertite. Solo in un secondo momento, quando il paziente arriva in ospedale, e le ferite alla testa vengono ritenute, già a un esame esterno, non compatibili con un incidente domestico. L’uomo nel frattempo muore.

Omicidio o incidente?

E sarà l’anatomopatologo a confermare i primi sospetti. Queste le sue parole: “Un incidente domestico, una caduta qualsiasi, non può rompere la teca cranica in questo modo e in così tanti punti: bisognerebbe pensare che la testa di un uomo possa rimbalzare come una palla su un biliardo e sbattere dappertutto. No, questa è senz’altro una morte provocata, causata da terzi”. Omicidio, quindi. E non incidente.

E la scena del crimine? Perché a questo punto le scale, l’appartamento, la stanza sono la scena del crimine. La scena del crimine è disgraziatamente del tutto compromessa. Nessuno ha avuto cura, nell’entrare e lavorare, di documentare con video e foto.

Nessuno ha avuto il sospetto che quelle tremende ferite potessero essere state causate volontariamente da qualcuno. Il “malore” era qualcosa di ben più grave. Naturalmente i soccorritori non sempre possono sapere se quel “malore” è davvero un malore o cosa sia realmente successo. Ed è questo il motivo per cui è necessario documentare.

La locandina del corso.

La locandina del corso.

Incidente o omicidio

Quando una scena del crimine è compromessa significa che le evidenze forensi sono difficili, se non impossibili, da trovare e repertare. Nessuno, infatti, conosce lo stato delle cose prima dell’intervento dei soccorritori.

In un caso come questo chi fa indagine dovrà basarsi più sui ricordi e sulle testimonianze che sulle prove.

Se i soccorritori avessero scattato qualche foto entrando o avessero girato un video, probabilmente la vittima avrebbe qualche possibilità in più di ottenere giustizia.

Questo è uno dei tanti argomenti che verrà trattato durante il Workshop “Soccorritore sulla scena del crimine” che si terrà presso ACISF a Reggio Emilia il 29 maggio 2016.

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