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Violenza domestica, soccorso e comunicazione

La violenza domestica nel mondo del soccorso è all’ordine del giorno.

Comunicare con la vittima di violenza domestica non è facile.

La vittima, infatti, tenderà a raccontare menzogne in merito a come si è ferita.

Non lo fa per cattiveria o perché davvero vuole mentire.

Nella maggior parte dei casi vi è costretta dalle circostanze. Inoltre ha paura e lo si può notare dal suo linguaggio del corpo.

Accusare il colpevole significa accusare il partner. Partner da cui, il più delle volte, dipende. Non solo economicamente, ma anche psicologicamente.

Vittima di violenza domestica: cosa dire

La vittima di violenza domestica è una persona fragile che ha sicuramente bisogno di aiuto. Non solo nel momento in cui chiama un’ambulanza.

Ma il soccorritore, come è normale pensare, può fare molto.

Innanzitutto è bene trovare la condizione ideale per parlare, soprattutto se il soccorso non è urgente.

Non è raro che il soccorritore venga accolto dall’offender, ovvero dall’autore delle violenze.

Meglio tentare, per quanto possibile, e solo se la scena è sicura, di dividere l’offender dalla vittima di violenza domestica.

Come si fa? Prima di tutto è necessario aver assegnato i compiti al proprio equipaggio: se siete in due in casa, uno si occuperà di parlare con la vittima mentre l’altro terrà “occupato” il presunto colpevole.

Non lanciare accuse

Non è compito del soccorritore stabilire le responsabilità in casi di violenza domestica, per cui è decisamente sconsigliato attribuire colpe.

Se anche avete la certezza che una persona è violenta, un motivo in più per non lanciare accuse: potreste mettervi in pericolo e aumentare il pericolo per la vittima.

Comunicazione efficace

Usate poche parole, ma siate calmi, “fluidi” nella conversazione, abbiate un tono di voce pacato, ma fatevi rispettare.

All’offender direte semplicemente che certe cose capitano, che non è un problema, ma che il vostro collega ha bisogno di visitare la paziente.

Non chiamatela vittima. Non usate parole “grosse” o frasi “spaventose”: se spaventate l’offender quasi sicuramente opterà per dire alla vittima di firmare per non farsi portare in ospedale.

Meglio trattare il caso come routine: se davvero è un caso di violenza domestica il compito del soccorritore è di portare la vittima in ospedale.

Lì troverà sicuramente chi potrà farsi carico non solo delle ferite fisiche, ma anche di quelle psicologiche.

In separata sede!

Una volta giunti in ospedale non sarà difficile segnalare i vostri sospetti al personale ospedaliero.

Fatelo lontani dall’offender e dalla vittima.

Chiedete di poter parlare un attimo con il medico o l’infermiere e raccontate il vostro sospetto.

Il soccorritore è spesso un testimone. Non può tacere se vede un reato.

 

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